Recensioni

“La memoria di Babel” di Christelle Dabos

Manca pochissimo all’uscita di Echi in tempesta, ultimo volume della saga dell’Attraversaspecchi, quindi mi affretto a condividere con voi le mie impressioni su La memoria di Babel, terzo romanzo di Christelle Dabos.

Sono passati due anni e sette mesi dall’incontro con Dio, dalla fuga di Thorn e dal ritorno di Ofelia su Anima. Due anni e sette mesi che la ragazza ha trascorso cercando di diventare invisibile, per non attirare l’attenzione delle Decane o di Dio. Senza mai arrendersi. Ha continuato a cercare indizi su dove potesse essere andato Thorn e, finalmente, una vecchia cartolina procuratale dal prozio, le fornisce la prova di cui aveva bisogno: deve andare sull’Arca di Babel. Ma come partire senza destare sospetti?

da2bab90739123.5e9f0be455905Incredibilmente, in suo soccorso arrivano Archibald, Renard e Gaela, in compagnia della figlioletta di Berenilde e le offrono la possibilità di lasciare anima. Senza esitare un solo istante, Ofelia va a Babel, un luogo che non conosce, sola, armata esclusivamente della sua determinazione. Non sa da dove iniziare per trovare suo marito, ma non ha intenzione di starsene con le mani in mano. Mentre vaga per la città, si imbatte in Ambroise, un ragazzino che decide di aiutarla e ospitarla, e grazie alle sue spiegazioni, la ragazza scopre che a Babel c’è il più grande Memoriale di tutte le arche e ospita anche una zona segreta. Per Ofelia quello è il luogo perfetto per trovare informazioni su Dio e la Lacerazione. Decide, allora, di entrare come apprendista precorritrice presso la Buona Famiglia, una scuola di studiosi che ha accesso al Memoriale.

Inizia così, uno dei periodi più difficili che Ofelia abbia mai affrontato: sotto falsa identità, comincia il suo duro addestramento, osteggiata dai compagni di corso, preoccupata di venire scoperta da un momento all’altro…

“Sono stata il valletto di Berenilde, il giocattolo di Faruk e la preda del Barone Melchior” si ripeté cercando di incastrare la lente nella montatura. “Non sarà certo una minaccia in più ad intimidirmi”

Ci sono tanti colpi di scena, c’è molta più tensione rispetto ai due libri predenti: principalmente sono stata sulle spine in attesa del momenti in cui Ofelia e Thorn si incontrassero. Inoltre, una serie di incidenti misteriosi al Memoriale, alcuni personaggi che si muovono nell’ombra, nuove rivelazioni sul passato degli Spiriti di Famiglia fanno sì che il ritmo della lettura sia sempre veloce, ricco, movimentato e non si riesce a smettere di leggere.

Mai come in questo romanzo ho apprezzato la protagonista: ho empatizzato profondamente con la sua solitudine, il suo spaesamento, il suo timore di fallire. Eppure, in ogni gesto, in ogni parola si percepiva la sua risolutezza a continuare, a non lasciarsi scoraggiare. La timida e goffa ragazzina che abbiamo conosciuto in Fidanzati dell’inverno ha imparato a tirare fuori gli artigli, ha combattere per ciò in cui crede. Si è messa in gioco, ha sbagliato, ma dai suoi errori ha tratto la forza per diventare un persona nuova.

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Nell’istante in cui il pensiero prese forma capì la ragione del suo passaggio nel luogo di mezzo. Quello spazio era il riflesso del suo stato interiore. Né bambina né adulta, né ragazza né donna, era rimasta incastrata nella cerniera della propria vita. Aveva aspettato da Thorn parole e gesti che lei non aveva mai avuto per lui. In nessun momento aveva detto “noi”. In nessun momento aveva fatto un passo verso di lui. In nessun momento si era messa a nudo.

La verità, l’unica verità, è che era stata una vigliacca.

Quella presa di coscienza la attraversò come una breccia. Le sembrò che fosse l’intera superficie del suo essere a creparsi da tutte le parti come un guscio d’uovo. Le fece male, ma sapeva che era un dolore necessario. La sofferenza scoppiò quando la sua vecchia identità andò in frantumi.

Si sentì morire. Poteva finalmente cominciare a vivere.

Questa nuova consapevolezza di sé, del suo amore per Thorn la trasformano in una persona ancora più determinata, con le stesse paure, ma con meno dubbi, pronta a prendere in mano, una volta per tutte, la sua vita.

Tanti i colpi di scena, tante le rivelazioni che costellano la trama de La memoria di Babel. Inoltre, la storia si arricchisce con l’introduzione di nuovi personaggi, come Vittoria, la magica figlia di Berenilde, che probabilmente avrà un ruolo molto importante nel prossimo volume.

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Ancora una volta non sono rimasta delusa dall’autrice e mi congratulo con me stessa per aver acquistato il primo volume e aver iniziato questa avventura.

Non vedo l’ora che sia il 1 luglio e mi arrivi l’ultimo libro. Non sto più nella pelle!!!

Un pensiero riguardo ““La memoria di Babel” di Christelle Dabos

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